Giovanni Rava

VITA E TESTIMONIANZE D'ARTE

Dal 25 settembre al 7 novembre 2010, nelle sale dell’ala ovest del castello di Magliano Alfieri, è stata visitata da un numeroso pubblico la mostra antologica del pittore Giovanni Rava. Sono state esposte 56 opere, ma grazie ai contatti avvenuti durante la manifestazione, a oggi (gennaio 2011), ne sono state rintracciate circa 150.
E’ stato anche realizzato un ricco catalogo di 88 pagine, edito da Fabiano Group di Canelli (CN) che, insieme alla riproduzione dei dipinti, propone alcuni testi di commento e di critica, scritti da Antonio Adriano, Giovanna Galante Garrone, Rosanna Maggio Serra e Francesco Sottomano.
Il catalogo è ancora disponibile presso il Municipio di Magliano (tel. 0173 66117) o presso l’Associazione culturale “Amici del castello Alfieri” (presidente Carlo Sacchetto, tel. 335 5652312).
L’evento è stato realizzato dall’Associazione “Amici del castello Alfieri” e dal Comune di Magliano Alfieri, grazie ai contributi della Provincia di Cuneo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo; hanno collaborato con gli enti promotori alcune associazioni dell’Albese, tra cui in particolare, la Sezione di Alba di Italia Nostra e la Famija Albèisa.

«Giovanni Rava nacque ad Alba da genitori di origine maglianese il 14 settembre 1874 e morì ad Agliè Canavese il 14 giugno 1944.
(…)
A Sant’Antonio di Magliano Alfieri trascorreva lunghe ed attive estati nella casa paterna della Salina. Qui molti anziani ancora lo ricordano, magro e un po’ curvo, con un cappello a larghe falde ed un grande ombrello a righe rosse, battere la campagna alla ricerca di paesaggi e di frammenti di vita quotidiana. Il pittore collocava il cavalletto all’aria aperta, dove trascorreva interi pomeriggi a sbozzare e, a volte, a terminare i propri quadri dal vero. E così poco alla volta le sue tele si popolavano di casolari rurali, di contadine intente ai lavori sull’aia, di lavandaie chine sull’acqua della bealera e di bambini giocanti sulle strade e nei prati.
(…)
Ma un altro aspetto del nostro pittore va particolarmente evidenziato in rapporto alla comunità locale: quell’attività di ritrattista di popolane e di contadini, che lo rese famigliarmente inserito, lui artista e “professore cittadino”, nella cultura del borgo.
(…)
Rava amò i suoi contadini non come chi, riuscito nella vita, ritorna talvolta alle origini nel “natìo borgo selvaggio”, li amò partecipe genuino delle loro consuetudini, dei loro affetti e della loro stessa parlata, che sempre conservò nel più schietto dialetto locale. E già i contadini avevano posato per il quadro di Sant’Antonio, conservato nell’omonima parrocchiale, una delle sue prime opere maglianesi, dipinta nell’estate del 1904 in parte sull’aia e in parte sul fienile della sua cascina, con la grande calura che faceva sudare il pittore e soprattutto i modelli, costretti per l’occasione in abiti poco estivi.
Tutti gli anziani che abbiamo interpellato ricordano il pittore Rava con simpatia. Egli era un uomo bonario, estroverso, pronto sempre alla battuta scherzosa e stravagante: ‒ I pittori sono come i maiali, valgono solo da morti ‒, era solito ripetere a coloro che gli chiedevano quanto grande fosse la sua importanza».

[Antonio Adriano, da AA.VV., Gente di Magliano, Bra 1986, pp. 14-15].

 

Alcune immagini della mostra

Giovanni Rava davanti alla sua Casa
Giovanni Rava che dipinge
Mostra: prima sala
Mostra: quarta sala

Ritorno dal pascolo nella pianura di Magliano
olio su tela
cm 115x184,5.

Magliano: Bealera in via Cavour
olio su tavola
cm 44x31.

Le sorgenti del Po a Pian del re
olio su cartone
cm 80x64.

Spiaggia a Nizza Marittima
olio su cartone
cm 19x24.

Ragazza con cappellino a cloche
olio su tavola
22x18,5.

All'amico Marco Treves, 1936
olio su tela
cm 55x45

Magliano: Chiesa S.Antonio, 1904
cm 285x150
olio su tela

Giovanni Rava
Magliano Alfieri (Cuneo) 1874 – Agliè Canavese (Torino) 1944

Vita e testimonianze d’arte

Rava si affacciò alla ribalta artistica alla fine dell’Ottocento, dapprima timidamente con la tecnica minore della miniatura, per passare poi quasi subito alla pittura di paesaggio. Ben presto iniziò un’attività professionistica di buon successo, con un ritmo produttivo di tre o quattro mostre all’anno. Nella tela intitolata Ritorno dal pascolo, ora presso la Famija Albèisa, dei primi anni del Novecento, è pienamente presente il verismo appreso dai suoi maestri d’accademia Giacomo Grosso e Celestino Gilardi, nel solco del sentire bucolico che aveva attraversato la pittura in Piemonte da Pittara a Fontanesi. Ma il soggetto che divenne la sua  specialità fu il paesaggio di montagna, di cui negli anni giovanili ritrasse maestose prospettive con pennellata precisa e minuta, sensibile ai modi di Marco Calderini (Le sorgenti del Po a Pian del Re).
Gioviale e di piacevole compagnia, fu ben introdotto nella vita intellettuale e mondana di Torino e apprezzato con simpatia nella sua terra di origine, ambienti che si rivolsero a lui anche come ritrattista (Ragazza con cappellino “a cloche”, Marco Treves, “U giài d’u Scàrun”).
Disponibile all’avventura, trascorse il 1911 e il 1912  in Libia al momento della guerra coloniale e più tardi (1920-21) viaggiò una o più volte in America Latina.   Risalgono al periodo libico sia l’intenso disegno Raccoglimento, sia la tavoletta Donne libiche e la tela Una via di Tripoli, in cui Rava cerca di rendere le inconsuete condizioni di luce mediterranea con una nuova disinvoltura di pennellata.
L’artista, pur mantenendosi fedele al paesismo di montagna, confermò in seguito questa scelta per un linguaggio più abbreviato e sintetico, coloristicamente vibrante, da definire, più che “impressionistico”, semplicemente “moderno”. Indicano l’avvenuta svolta in questo senso parecchi olî presenti in mostra, come Paesaggio montano con pini, L’occhio della Brenva, Terrazzamenti di montagna, ecc. e i piccoli, tattili dipinti di fiori.Tuttavia  cercò anche nuovi temi. Nel 1921 comparvero al Circolo degli Artisti di Torino i primi dipinti ispirati a scorci cittadini di Alba. E dal 1923 questi soggetti diventarono una tematica ricorrente, allargandosi anche alla campagna. Una tematica molto gradita a giudicare dai numerosi dipinti che sono usciti per la presente occasione dalle case di Bra, di Alba, di Magliano. Sono quadri di medie dimensioni che ritraggono angoli di paese con qualche traccia di presenza umana, che tuttavia non è mai in primo piano, perché protagonista è il sito, riconoscibile, domestico, amato, insieme alla luce raccolta e riflessa  da una sapiente pittura di tocco, come nelle tavolette Magliano.Bealera in Via Cavour, Canale fra gli alberi, Bucato presso il Tanaro, Veduta di Murazzano.
Rava si dimostrò in tal modo reattivo al clima culturale dei tempi, vero compagno di strada di tanti pittori piemontesi che sono stati meglio ricordati di lui, da Alciati a Montezemolo, da Guarlotti a Sobrile, Ajmone, Levis, Serralunga e tanti altri. Artisti che vengono poco a poco ricuperati da una storiografia che non si ferma agli eventi sempre riproposti dai manuali e dalle grandi mostre, ma esplora il tessuto connettivo della vita artistica, l’artigianato nobile e colto della pittura che permeò tutti gli strati sociali  e che ebbe letture di  critici sensibili, riconoscimenti e successo di mercato. E per quanto riguarda Rava la ricerca è appena cominciata.

[ Rosanna Maggio Serra, da AA.VV.,Giovanni Rava. Vita e testimonianze d’arte, Bra 2010, pieghevole della mostra].                                          
ASSOCIAZIONE CULTURALE " AMICI DEL CASTELLO ALFIERI "
Iscritta al Registro  regionale delle  organizzazioni  di  volontariato  nel  settore:  tutela e valorizzazione del  patrimonio  storico  e  artistico  Costituita  il  26/10/1991
Codice  fiscale: 90017150047sede legale: castello Alfieri di Magliano - sede operativa: via 4 novembre 10 - 12050 Magliano Alfieri (CN)
Tel.  335 5652312     -      fax 0173 50753